I dervisci rotanti e il sufismo anatolico

La danza dei dervisci rotanti chiamati anche “semazen” è dichiarato dall’UNESCO Patrimonio del’umanità, un misto di arte e forte spiritualità. La parola “derviscio” ha acquistato il significato di “colui che cerca il passaggio”, ossia  la soglia, l’entrata che porta da questo mondo materiale ad un differente mondo spirituale. E i Sufi sono i Puri. Per questo se chiedete a uno se é un Sufi, non sentirete mai dire di sì, perché chi lo é, per modestia non lo dice.

Turchia insieme alle sue bellezze naturali e siti archeologici, è anche la terra della meditazione e del misticismo.

Esistono varie confraternite sufi, tra cui  l’Ordine dei Mevlevi, in Turchia, che  pratica la celebre danza dei Dervisci Rotanti. Il fondatore della confraternità dei sufi anatolica è Mevlana Celaleddin Rumi, vissuto nel XIII sec a Konya. La sua vita è stata totalmente dedicata alla ricerca dell’illuminazione religiosa insieme al suo grandissimo compagno spirituale Sems, alla riunificazione con l’amore di Dio.

Il giorno della morte di Rumi è chiamato Şeb-i Arus ed è commemorato il 17 dicembre in Turchia con varie manifestazioni, la più importante di esse avviene a Konya, dove ‘il matrimonio’ (così è chiamato questo evento) dura 17 giorni. Mevlana ha lasciato un enorme numero di opere in prosa e in poesia e una confraternita che è arrivata fino ai giorni nostri. I suoi discendenti infatti vivono tuttora in Turchia, dove hanno fondato un’organizzazione al fine di proteggere questa grande tradizione.

Questa è più una filosofia estremamente umanista che un ramo della religione. Infatti se avete l’occasione di trovarvi alle cerimonie Seb-i Aruz a Konya nella settimana del 17 dicembre vi sorprenderete nel vedere la gente di tutto il mondo.

Rumi dice in una delle sue celebrissime frasi:
“Vieni, vieni, vieni.., non importa se sei un ateo, se sei uno che adora i totem, vieni, il nostro non è una compania di disperazione, vieni anche se hai giurato mille volte e mille volte hai rotto il tuo giuramento, vieni..”.
Da come si capisce da questa frase, le porte della confraternità fondata da Rumi sono aperte a tutti coloro che vogliono camminare sulla via dell’amore, amore per tutti i creati da Dio, a tutte le persone apprescindere dalla razza, dalla religione, dal passato vissuto.

Io personalmente leggendo Mesnevi, l’opera più importante di Mevlana Celaleddin Rumi, posso dire che egli aveva ben chiaro il concetto dell’unione, che tutto è  legato  a tutto, del quale parlano ultimamente i fisici quantistici. Per conoscere questa disciplina, da sempre ricca di fascino ma assai complessa, il consiglio è solo uno: leggere molto…

Il sufismo espone un’interpretazione del Islam che è focalizzata sull’amore, tolleranza, sviluppo della comunità, e sviluppo personale attraverso l’auto-disciplina e responsabilità. Il modo di vivere di un Sufi è amare e essere al servizio dell’umanità, abbandonare l’ego e tutta la illusine per raggiungere la maturità e la perfezione e finalmente raggiungere Dio.

Come possiamo notare in un’altra frase molto celebre di Rumi, i concetti della tolleranza, purezza e trasparenza sono molto importanti nella filosofia sufista; ” sii come il fiume nella generosità, sii come il sole nell’affetto, sii come la notte nel coprire i peccati altrui, sii come un morto nella rabbia, sii come la terra nell’umiltà, sii come il mare nella tolleranza, qualunque cose tu sia, o appari come sei o sii come appari.”

Infatti se avete l’occasione di poter guardare i veri dervisci rotanti, potete avvertire tutta questa filosofia di bontà, totale purezza e modestia durante tutta la cerimonia, il derviscio quando rota ha una mano rivolta all’alto e l’altro verso il basso, simboleggiandosi come un tramite che prende l’energia dal divino e la trasmette all’uomo, muovendosi al suono di strumenti antichi secondo una careografia sempre uguale che conduce l’anima del fedele-danzatore all’estasi con cui ricongiungersi al Signore. La musica che accompagna questo rito è totalmente in sintonia con questa filosofia, una filosofia che è indirizzata ad avere una pace interiore e armonia con tutto l’universo.

E’ scientificamente riconosciuto che la condizione fondamentale della nostra esistenza è rotare. Non esiste un’essere o oggetto che non roti, perchè tutti gli esseri sono fatti di elettroni, protoni e neutroni che rotano negli atomi. Tutto rota e l’essere umano vive nei termini della rotazione del suo sague nel suo corpo, rotazione degli stadi della sua vita; dal suo venire dalla terra e dal suo ritorno ad essa.

Al contrario del comune pensiero, lo scopo del semazen non è perdere la coscienza o cadere in uno stato di estasi. Anzi, con l’atto di rotare in armonia con tutte le cose in natura- con le particelle più piccole e con le stelle e le pianete nell’universo- il semazen prova la magnificienza e l’esistenza del Creatore e pensa a Lui, ringrazia a Lui e prega a Lui.

Una caratteristica importante di questo rito di sette secoli è che esso unisce i tre componenti fondamentali della natura umana: la mente (come sapienza e pensiero), il cuore ( attraverso l’espressione delle emozioni, poesia e musica), e il corpo (attivando la vita attraverso l’atto di rotare). Questi tre elementi sono completamente collegati tra di loro sia in teoria che in pratica forse come in nessun altro rituale o scuola di pensiero.

La musica contribuisce, anzi ha un ruolo decisivo nello svolgersi del rito dei Dervisci Rotanti. Si tratta di voci e strumenti che si uniscono o si alternano:  il nay (flauto verticale) ha un ruolo mistico, un suono dolce e sinuoso che simboleggia il soffio divino nelle anime delle persone. I Küdum (piccoli timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) fungono da tamburi e scandiscono il ritmo e gli halile (piatti in rame) con il loro suono tintinnante completano il quadro ora descritto. I volti dei Dervisci esprimono totale abbandono, estasi, emanano un senso di soprannaturalità e spiritualità immensi. Potete assistere alla danza dei dervisci rotanti a Konya, a Istanbul e in Cappadocia.

A Istanbul ci sono posti dove potete assistere alla vera danza dei dervisci. Questi posti si chiamano dervishane o mevlevihane, ve ne elenco i più importanti.

Yenikapı Mevlevihanesi

Presso l’Università di Fatih ogni ultimo venerdì del mese, dalle ore 19 si tengono cerimonie ad ingresso gratuito.
www.mevlanafoundation.com

Silivrikapı Mevlevihanesi

Cerimonie ogni giovedì, dalle ore 19.30 alle 23.
www.emav.org

Galata Mevlevihanesi

Tutte le domeniche dalle ore 16 alle 17.
www.mekder.org

Spettacoli turistici

Potete assistere a spettacoli turistici anche presso la stazione ferroviaria di Sirkeci o presso il centro culturale Hocapaşa.
www.hodjapasha.com

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4 Comments

  1. pasquale scrive:

    Sto cercando la poesia di Mevlana dove recita pressappoco così:
    ….a 80 anni pianterai l’ulivo, non per te e forse neanche per tuo figlio.
    (?) lo farai perchè non ctredi alla morte, anche se la temi”…
    Grazie se mi rispondete.

    • ozgenkolasin scrive:

      Ciao Pasquale, purtroppo non sono riuscita a trovarla, sarebbe meglio se avessi più frasi per la ricerca. Anche perchè potrebbe non essere una poesia, Rumi ha scritto anche in altre forme letterarie. Potresti vedere se trovi qualcosa nella sua grandissima opera “Mesnevi”.

      • pasquale scrive:

        Ho trovato quanto cercavo, non tra le poesie di Rumi, cui attribuivo erroneamente, ma tra quelle di Nazim Hikmet: Grazie
        Pasquale

    • gabriella scrive:

      Buongiorno Pasquale, ho letto della sua ricerca di una poesia che cita l’ulivo. Non è di Mevlana, ma di Hikmet ed è ALLA VITA 1948
      Spero di aver soddisfatto la sua curiosità! Buona giornata e buona riflessione Gabriella Perugini
      La vita non è uno scherzo.
      Prendila sul serio, come fa lo scoiattolo, ad esempio,
      senza aspettarti nulla
      dal di fuori o nell’al di là,
      Non avrai altro da fare che vivere.

      La vita non è uno scherzo.
      Prendila sul serio, ma sul serio a tal punto
      che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
      o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali,
      tu muoia affinchè vivano gli uomini,
      gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
      e morrai sapendo che nulla è più bello,
      più vero della vita.

      Prendila sul serio, ma sul serio a tal punto
      che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi,
      non perchè restino ai tuoi figli,
      ma perchè non crederai alla morte
      pur temendola,
      e la vita peserà di più sulla bilancia.
      NAZIM HIKMET (34 poesie d’amore – 1996)

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